Claudio Domenicali, CEO di Ducati, ha detto al Marca: “Lorenzo è quello che ci manca per vincere il titolo”. D’altronde scegliere il campione del mondo in carica e offrirgli l’ingaggio più alto della storia del motociclismo significa che le aspettative sono alte. Molto alte. “Adesso abbiamo un pacchetto formidabile – ha spiegato Domenicali –  perché, non dimentichiamo che per Ducati lavora un collaboratore d’eccezione: Casey Stoner. Secondo lui la moto va bene, però ci sono ancora molte cose da migliorare e sono quelle su cui sta lavorando Dall’Igna. Abbiamo una grande squadra”.

Su La Gazzetta, Domenicali ha parlato delle mete da raggiungere. Nel 2014 volevano una vittoria, quest’anno ne servono due e con l’arrivo di Lorenzo è un altro passo importante per una crescita costante verso il titolo.

Andrea chi? La Ducati non ha ancora deciso chi tra Dovizioso e Iannone tenere. Domenicali non esclude che ci sia posto in un team satellite per colui che non resterà nella squadra ufficiale. Per certo, conferma il Ceo di Ducati, non sarà Casey Stoner il prossimo compagno di squadra dello spagnolo.

Doohan sta con Jorge. Il Marca riporta le parole di Mick Doohan, ospite ai Primi Laureus a Berlino, una sorta di premio Oscar per lo sport:

Capisco che Lorenzo vada a Ducati, è chiaro che il preferito di Yamaha è Valentino Rossi e Jorge non ha molte opzioni”. “Non è solo una sensazione di Lorenzo ma la verità. La Yamaha favorisce Rossi, e alla Ducati sono sicuro che troverà l’indipendenza di cui ha bisogno. Lorenzo ha molto talento, è veloce e calcolatore. La Ducati ha fatto molto lavoro di sviluppo negli ultimi mesi e da fuori appare come una buona moto. Fino a qualche anno fa avrei detto che sarebbe stata una follia però adesso penso che si tratti di una buona decisione perché è può essere una moto vincente e può diventare campione” ha concluso l’ex pilota Honda.

La Gazzetta ha intervistato Marco Lucchinelli, anche lui pensa che Lorenzo non sia abbastanza considerato dalla Yamaha, per questo sono arrivati all’addio.

Il sito spagnolo di Motociclismo ha fatto un pezzo storico. In passato Carlos Checa e Sete Gibernau hanno corso in Ducati senza però vincere il titolo. Ci riuscirà Lorenzo?

Non è più la Ducati di una volta. Quando Valentino Rossi passò alla casa di Borgo Panigale, la moto era ingestibile, quattro anni prima del suo arrivo Stoner la definì “una bestia”. Al termine di quei due drammatici anni, Rossi se la prese con Filippo Preziosi, al tempo responsabile del progetto, perché non era riuscito ad apportare le modifiche necessarie per vincere.

La Ducati che guiderà Lorenzo è tutta un’altra moto, è diventata competitiva e molto più gestibile. Innanzitutto, è cambiato il vertice, il responsabile del progetto la Desmosedici GP16 porta la firma di Gigi Dall’Igna ed è riuscito in due anni a riportarla sul podio.

Il presente è ancora blu. Il giorno dopo aver ufficializzato il cambio di casacca, Jorge Lorenzo ha pubblicato un video su Twitter dicendo: “Mi piacerebbe ringraziare tutti per i messaggio che ho ricevuto oggi. Come sapete, ho una sfida interessante davanti a me. Pero adesso il mio presente è Yamaha, Jerez, e le 15 gare che dobbiamo ancora affrontare per ottenere il quarto titolo mondiale in MotoGP. Grazie mille a tutti, soprattutto a Yamaha, ci vediamo a Jerez”.

Casey Stoner è stato l’unico pilota a vincere il titolo con la Ducati e l’ha fatto nel 2007, alla prima stagione con la casa di Borgo Panigale. C’è già chi si chiede se anche Lorenzo riuscirà nella stessa impresa. Ad ogni modo, il collaudatore australiano ha dato il benvenuto allo spagnolo su Twitter.

Torniamo in pista. Alla vigilia del quarto appuntamento del moto mondiale, Marc Marquez ha 21 punti di vantaggio sul secondo della classifica, Jorge Lorenzo. La Honda ufficiale non è ancora perfetta e, approdando nei circuiti europei, verrà messa a dura prova. La Gazzetta dello Sport ha riportato le dichiarazioni di Marquez: “Sono molto contento del lavoro che stiamo facendo con la Honda perché abbiamo migliorato passo dopo passo a ogni gara: abbiamo trovato un buon set up di base in Qatar e poi migliorato ulteriormente in diversi settori, dal freno motore e all’elettronica, in Argentina e Texas. In ogni caso, c’è ancora molto lavoro da fare: ci sono ampi margini di miglioramento, soprattutto in accelerazione”.

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