All’ingresso del museo Morbidelli c’è sempre un signore ad aprire la porta. Ha un’ottantina d’anni, i capelli bianchissimi, gli occhi luminosi e il sorriso sempre sulle labbra. Non importa che sia un giorno infrasettimanale, lui è sempre elegantissimo perché accoglie i visitatori in uno dei musei di moto più importanti del mondo. Stiamo parlando di Giancarlo Morbidelli un uomo che ha dedicato la propria vita alle moto e alla velocità.

Un viaggio nel tempo. All’interno del museo ci sono 350 moto, cinquanta delle quali sono esemplari unici al mondo. Le moto sono ordinate per data di costruzione. La più antica risale al 1900.

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Morbidelli era un imprenditore geniale, molte macchine per la costruzione del legno hanno il suo brevetto. Fin da bambino era un buon meccanico, lungimirante inventore e si è affermato anche ottimo imprenditore, ma non si sentiva abbastanza soddisfatto. “Il legno non si muove e a me piaceva la velocità”, spiega ogni volta che racconta la sua storia. “Prima di partire per un viaggio di lavoro chiamavo i clienti e gli dicevo vengo da te solo se mi trovi una moto d’epoca“.

Durante la visita al museo, Morbidelli è come un Cicerone: per ogni singola moto ha un aneddoto da raccontare ed è impossibile non ascoltare quel l’anziano signore con l’entusiasmo di un bambino. Dietro quell’insieme di bulloni, viti e acciaio c’è una storia, un’avventura, una trattativa che ha permesso a Morbidelli di acquistarla. A volte ha comprato dei rottami, allora racconta di come ha trovato i pezzi di ricambio, di quante ore ha passato chiuso nel retrobottega a togliere la ruggine e di come sia riuscito a sentire il canto del suo motore.

Reparto corse. Negli anni settanta, Pesaro era un importante distretto del mobile. Gli affari di Morbidelli andavano bene, ma il suo primo amore restavano i motori. Per entrare nell’ambiente dei Gran Premi, iniziò a sponsorizzare dei team motociclistici. Ma non era ancora soddisfatto.

Morbidelli non si accontentava di vedere il logo della sua azienda come main sponsor in qualche moto. A lui piaceva sporcarsi le mani con l’olio, assemblare viti, cilindri e motori per crearne una propria.

Erano i tempi in cui bastavano delle balle di fieno intorno alle strade per fare un circuito, tende e furgoni a fare un paddock. Con buone conoscenze meccaniche si poteva costruire una moto.

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La moto vincente. Il gioiello del museo è dalla parte opposta all’ingresso. Un tempo quei venti metri quadrati erano il retro bottega della fabbrica ma, dalla fine degli anni ’60, prendevano sempre più la forma di un vero e proprio reparto corse. Oggi, in quello stesso spazio sono custodite le moto della casa motociclistica Morbidelli, quelle che hanno vinto campionati mondiali nella 125cc e nella 250cc.

“La sera, prima di andare a dormire, ho sempre avuto l’abitudine di mettere un foglio e una penna sul comodino. Si, perché le idee più brillanti mi vengono mentre dormo e non posso dimenticarle, allora mi sveglio e disegno i motori” spiega Morbidelli a chi visita il reparto corse. La sua genialità non si ferma mai e riesce ad ispirare chiunque lo ascolti.

Le Moto Morbidelli sono nate come hobby dopo lavoro. Quando i trecento dipendenti della sua fabbrica tornavano a casa, Morbidelli, insieme ad un gruppo di amici, si trovavano nel retrobottega e costruivano, inventavano e rendevano veloci un’insieme di viti e cilindri.

Com’è nato e come si è sviluppato il reparto corse Morbidelli è stato descritto in un documentario scritto e diretto da Jeffrey Zani e Matthew Gonzales: “Morbidelli, storie di uomini e moto veloci“.

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